Qualcosa che ci ha segnato l’esistenza ricordato come viene, seguito dalle sensazioni date dall’ultima parola.
I “Mao” e i “Fasci”
Eskimo, Ciao, colori, sneakers = "Mao" = Liceo scientifico.
Chiodo, Vespa, stivali a punta, catene = "Fasci" = Istituto tecnico.
Quando traslocarono il primo nei locali dismessi dal secondo, temevamo il peggio.
Si poteva starne fuori? Impossibile. Ero all’ITIS, ma non avevo segni distintivi.
Vicenza, Milano, Ivrea cioè DNA, nascita, adozione.
Ma cosa conoscevo meglio? Ivrea. Che cadenza avevo? Eporediese.
Me lo disse senza esitare un libraio a Vicenza, dove entrai con mia nonna a chiesi timidamente il diario G che avevo visto in vetrina.
“Sei d'Ivrea?” replicò il commesso. La mia eporediesità sprizzava perfino da una manciata di sillabe in lingua italiana. A un orecchio esperto, ovviamente.
Bravo o cattivo? egoista o generoso? Me ne dicevano di ogni tipo. Quindi incatalogabile.
Pìllan o Pillàn? Come dicono in Piemonte o come dicono in Veneto? In Piemonte mi chiamavano tutti Pìllan con l’accento sulla “i” mentre Pillàn lo sentivo solo da quei pochi che volevano ricordarmi che arrivavo da fuori. Ma a essere precisi, Pillàn in Veneto si dice una elle sola, quindi Pilàn. Allora ditelo come vi pare, ma non sforzatevi di dirlo in Veneto facendo i "colti". Ditelo come lo direbbe un sintetizzatore vocale che non pensa troppo. Cioè come lo leggereste ignorandone l’origine. Pàdoan ce l’ha fatta a non farsi chiamare Padoàn.
Troppo.
"Troppo" è un concentrato di suoni che danno forza a un concetto elementare ma fondamentale. La T e la R tirano insieme la O dalle due P che fanno pressione nella bocca che spinge in opposizione di forze i polmoni contro le labbra.
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