Quattro autori per un breve racconto. Dettatura dell'originale
Due file di possenti alberi, sicuri dell'essere al mondo, accompagnano il letto di un placido fiume fino a perdersi dietro la montagna. Una barca solca piano il fiume e due uomini si lasciano trasportare. L'aria di una tiepida giornata primaverile che volge al tramonto circonda ogni cosa e disegna le prime ombre tutt’intorno. Quel grande quadro era sempre stato lì nel salotto di casa mia, chissà chi, chissà dove. chissà quando. Non l'ho mai saputo.
Guardavo quel quadro da dietro la poltrona, dove stava seduto l'uomo. Anch'esso guardava il quadro, o meglio vi era solo rivolto.
“Jane sei tu?”
“Si papà!”
Girai intorno alla poltrona e gli donai un sorriso che lui non poteva vedere, perché era cieco. Ma non so come, non so dove e chissà perché, lui lo sentiva sempre.
“Sei sempre bellissima quando sorridi, sei uguale a tua madre. Ti ho mai detto di come mi sono innamorato di lei? L'ho vista sorridere, e quel sorriso mi ha catturato il cuore.”
Nonostante il male che quella donna gli aveva fatto, lui era sempre innamorato. Arrivai a pensare che soffrisse della sindrome di Stoccolma. Una volta glielo dissi anche. Ma mi rispose che era la sindrome di un cuore rubato. Mia madre era pazza, una volta tentò il suicidio e mio padre per salvarla perse la vista. Successivamente fu ricoverata in un ospedale psichiatrico. Fu allora che mia madre dipinse il quadro del salotto di casa.
Tante volte li avevo sentiti parlare sottovoce, quasi provando vergogna. Lei gli raccontava tutto quello che lui non poteva più vedere e quel canale, quella barca avevano una storia. Che non mi aveva mai interessato, che non volevo sapere. Forse avevo paura, forse era cosa privata. E mio padre forse aveva la stessa paura che quel quadro, se l'avessi raccontato io o chiunque altro che non fosse chi l'aveva dipinto, avrebbe tradito la bellezza dell'opera e il significato autentico del ricordo.
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