venerdì 19 maggio 2017

Personaggi precari

Due personaggi caratteristici e un pensiero improvviso.

L’ingegner Pautasso
La sua scrivania era sempre perfettamente ordinata. Alla sua destra il portapenne in cuoio marrone con datario a cubetti da girare ogni giorno, posizionato esattamente sopra la sua impronta. Il vinilpelle della scrivania era ormai sbiadito: sotto ogni oggetto si era conservato il colore verde scuro originale, l'impronta esatta. Così ogni oggetto ricopriva ordinatamente la sua posizione storica: il porta timbri, il temperamatite, il portafoto dei genitori, un curioso blocco di pietra di un antico riconoscimento aziendale. Anche il suo camice perfettamente bianco era perfettamente ordinato e stirato. Dal taschino destro usciva il regolo calcolatore, da quello sinistro la Aurora della laurea e due penne a china: la Rotring 0.2 e la 0.4. Coerentemente, anche il monitor mostrava un desktop perfettamente ordinato: le icone di Windows erano posizionate esattamente dov’erano quando gli consegnarono quella che lui chiamava “la macchina”.

Silvana di Torino.
Maestra d'asilo, sognatrice troppo realista. Convinta che nessun essere umano, bambini dolcissimi compresi, potesse essere buono o innocente. Si muoveva con cautela estrema anche nel manifestare i suoi pensieri. Organizzò di andare alle Molinette a trovare una nostra amica comune che non respirava più.
“Devo parlarti” mi disse.
Chissà che problemi aveva questa qui.
“Volevo chiederti… chi è quella con cui sei venuto alla manifestazione?”
Era un’amica di mio fratello, ma ancora non capivo dove stava il problema.
“Sai, non so se posso dirtelo, ma trovo interessante quello che hai detto ieri”
Cosa mai potevo aver detto ieri? Non ricordavo nulla di particolare.
“Più il modo, più la voce e la determinazione... cioè insomma, che ne dici se ci mettiamo insieme?”

L'idea improvvisa
Silvana si era finalmente concessa una terapeutica gita in bici lungo il Po fino a Moncalieri. In pochi giorni aveva distrutto la sua ultima storia d'amore pianificata in mesi. Sapeva di aver sbagliato, sapeva che non avrebbe potuto risistemarla, arrivare a un compromesso. Sapeva persino che la sua prossima storia si sarebbe conclusa allo stesso identico modo, come se fosse stata predestinata all’incapacità di gestire il passaggio dal sogno alla realtà. Piangeva disperatamente pedalando altrettanto disperatamente, sperando che a quella velocità nessuno avrebbe notato le sue lacrime.
 A un certo punto Silvana ebbe un'idea rivoluzionaria per risolvere la sua vita. Urgeva stabilire se era lei che selezionava solo uomini sbagliati o se era lei che faceva sbagliare gli uomini, Perché non stabilirlo organizzando un incontro terapeutico con tutti i suoi ex seduti nel suo piccolo bilocale? Ma innanzitutto: ci stavano tutti e sei? E cosa offrire da bere? E come stuzzichini? Andavano contati anche quelli durati meno di una settimana? Sarebbero stati il doppio! Ma soprattutto quanti avrebbero accettato la sfida? Non tutti avevano preso bene la sua decisione. C’era uno psicologo tra i dodici? Forse, ma se includeva quelli che erano durati una sera sola, poteva contarne almeno tre sicuri, forse un quarto.

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